LA STRAGE, IL 118, IL VOLONTARIATO
Due giornate tra storia e memoria
Martedì 21 marzo, ore 9
Arrivano in Stazione, ascoltano la lezione di Rossella, osservano lapidi, nomi, uno squarcio nel muro ed una strana macchia nel pavimento, luogo dell'esplosione della bomba, un quadro segnato ma rimasto al proprio posto sul muro di una sala distrutta, fotografie di un'immane segno di violenza e poi parole, tante parole.
Seduti nella grande sala, nel grande Palazzo del Podestà, ad ascoltare una testimonianza, momenti di commozione condivisi ed i ricordi di uno tra i tanti che quel giorno c'era, in Stazione, ad aiutare, a trasportare corpi senza vita...
Erano della 5aA e 5aB del Liceo "R. Corso" di Correggio, Reggio Emilia. Quarantasei studentesse e studenti venuti fino a Bologna in compagnia dei loro prof Davide, Grazia, Elisa e Giovanni.
Giovani che hanno dimostrato interesse, rispetto e serietà. Giovani che hanno lasciato in noi la convinzione che in questo mondo c'è qualcosa di buono che richiede la nostra attenzione.
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Martedì 21 marzo, ore 18
Sala Tassinari, Palazzo del Podestà, Bologna.
Tanta gente che entra, si saluta, siede nelle sedie che non riescono a bastare per tutti. Persone che danno l'idea di vite vissute intensamente, furono medici, furono "portantini", infermieri, gente del soccorso, gente fuori servizio mescolata a chi in servizio lo è ancora. Volontari del soccorso, gente che ha "inventato" il 118, che su quel grande progetto ha fatto crescere l'idea di una sanità che usciva dagli ospedali per andare alla gente e non viceversa.
E' stata la presentazione al pubblico del libro scritto da Stefano Badiali "Veloce si presta", la storia di come nacque il 118, come fu possibile creare un organismo che mise fine ad una "concorrenza sanitaria" che si esprimeva attraverso l'esistenza di Croci Rosse, Verdi, Azzurre e di chissà quali altri colori, una dispersione di personale, mezzi, risorse che -pur con la innegabile volontà degli operatori sanitari e dei volontari che vi si prestavano- toglieva forza ad una assistenza sul territorio che solo con la nascita del 118 ebbe quei risvolti organizzativi che significarono efficienza e che vedemmo anche in occasione della tremenda giornata del 2 agosto 1980.
Scrivere questo libro, per Stefano Badiali, medico e già volontario sulle ambulanze, soccorritore durante la giornata del 2 agosto, ha voluto dire ricostruire gli anni della seconda metà del secolo scorso, il ricordo di chi operò fuori e dentro le ambulanze, anni di volontariato e di grandi progetti, la storia della sanità locale e le necessità di un Servizio Sanitario Nazionale più rispondente alle esigenze dei cittadini. Ciò che doveva concretizzarsi con il 118.
Una bella iniziativa, una serata piacevole, una bella storia da non dimenticare, un buon libro da leggere.
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Mercoledì 22 marzo, ore 9
Liceo "L. Da Vinci" di Casalecchio. Con me c'è Martina, una formatrice dell'Associazione Pereira. Dobbiamo incontrare due quinte classi, una quarantina di ragazze e ragazzi ormai alla fine di questo percorso intermedio che li farà "scivolare" probabilmente verso non so quale facoltà universitaria.
Ma oggi siamo stati quì per riparlare della strage alla Stazione, il nostro 2 agosto 1980. Martina quì è già venuta , poco tempo fa, per aiutarli a ragionare su come nacque quella strage, sulla storia di alcuni decenni costellati di atti di terrorismo, uccisioni ma anche storie di lotte, rivendicazioni, trasformazioni e speranze di un paese dove la parole giustizia e verità acquisisca quel senso che ancora non ha.
Io no, non c'ero stato quì al Da Vinci, ma oggi era il mio turno: portare la testimonianza di cosa vidi, come mi comportai, cosa accadde e quali reazioni si susseguirono dopo lo scoppio della bomba alla stazione. Parlando di un autobus, delle sue vittime, facendo sentire ancora presente il peso di un dolore che rimarrà per sempre testimone di quel giorno vissuto a Bologna.
Sono stato aiutato dal loro silenzio, dalla partecipazione composta e seria, dai loro sguardi incoraggianti perchè quando racconti la storia di una giornata di dolore hai bisogno della loro partecipazione, del loro aiuto, e questo ti dà forza, l'emozione rallenta e le parole escono con più forza dalla bocca. E' stato un dialogo, domande e risposte che sono penetrate anche in concetti del proprio modo di pensare e di vivere, di credere e di lottare, ed anche quando le parole non arrivavano mi bastava osservarli quei loro volti puliti di ragazze e ragazzi per capirci, per entrare in sintonia e completare quel percorso di memoria che ci ha tenuti insieme per due ore.
Ed andarsene, uscire dai corridoi di quella scuola, "inseguiti" dai loro saluti, ha fatto bene ad entrambi, a Martina ed a me!



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