domenica 13 aprile 2025

28 aprile 2023

 Agide Melloni

28 aprile 2023 
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DUE TESTIMONI DELLA STRAGE DI BOLOGNA ALL'ISTITUTO "E. MAJORANA" DI SAN LAZZARO
Con L'Associazione Pereira, in classe, per raccontare l'attentato alla Stazione di Bologna
La visione di alcuni minuti del documentario "Un solo errore" ha fatto da preludio all'incontro che questa mattina abbiamo avuto con gli studenti dell'Istituto Superiore di Istruzione "Ettore Majorana" di San Lazzaro di Savena. Non con tutti -in questo plesso scolastico studiano ben 1500 studenti!- ma con 30 di loro, ragazze e ragazzi che frequentano due quinte classi del Liceo e del Tecnico che -insieme a noi testimoni- hanno concluso il percorso durato tre incontri e facente parte del progetto "Cittadinanza attiva" di cui si è fatta carico l'Associazione Pereira oggi rappresentata dal suo massimo responsabile, Matteo Pasi.
Con Matteo -autore del documentario "Un solo errore"- in classe c'eravamo io e Paolo Sacrati. Oggi si doveva portare a conoscenza di questi studenti quanto accadde a Bologna il 2 agosto 1980 e dovevamo farlo attraverso le nostre due testimonianze, dopo che negli appuntamenti precedenti Matteo Pasi aveva ricostruito quell'intero periodo tragico della nostra storia recente che intercorre tra gli anni '60 ed '80 del secolo scorso, gli anni del terrorismo e delle stragi.
L'impressione che abbiamo avuto subito è stata quella di trovarci davanti a giovani interessati e coinvolti da un argomento non sempre facile da assimilare, argomenti che hanno destato in loro un interesse ed un coinvolgimento che sono stati di grande aiuto per tutte le due ore che ci hanno visti insieme, argomenti anche in parte conosciuti pertanto ancor più interessati all'approfondimento che sia Matteo sia le nostre due testimonianze hanno portato nel corso dell'incontro.
E così ha iniziato Paolo, raccontando quel suo triste e doloroso 2 agosto che lo vide coinvolto fisicamente nello scoppio della bomba alla stazione, che gli arrecò gravi ferite ma sopratutto che provocò la perdita della mamma e della nonna. Un racconto mai facile ma Paolo sa dominare le sue emozioni perchè è indispensabile che i nostri giovani capiscano che cosa produce un gesto di grande ed inumana criminalità, un gesto pensato, voluto ed attuato da menti e braccia che si riconoscono in una idea neofascista. Quel suo 2 agosto Paolo lo ha illustrato con calma, con coerenza, comunicando agli studenti che lo ascoltavano lo stato d'animo che si vive oggi e la necessità di non farsi vincere da un atto terroristico di fronte al quale ha scelto, come individuo e come appartenente all'Associazione tra i Famigliari delle Vittime, di non restare inerme ma continuare a lottare per la verità e per la giustizia.
I ragazzi sono stati coinvolti in modo tale dalla memoria di Paolo che lui ha dovuto rispondere a tante -tutte sensate ed importanti- domande, segno che il loro interesse ne veniva coinvolto da quel racconto che li ha fatti piombare "dentro" una strage.
Ed anch'io, ho cercato di mantenermi sullo stesso solco, con una testimonianza ovviamente diversa perchè diverse sono state le situazioni nelle quali siamo stati coinvolti io e Paolo, quel giorno. Il mio è stato il racconto di come ha reagito una città, di come la semplicità dei gesti si è trasformata in mille momenti di aiuto ed umana solidarietà, di come -rompendo gli schemi del soccorso ed usando un mezzo anomalo quale un autobus- si può diventare utili e dare un contributo a soccorrere, salvare vite umane e ridare dignità ed affetto a corpi senza vita.
Due ore piene, al termine delle quali abbiamo sentito e percepito quello che stavano emotivamente e culturalmente vivendosi "dentro". Lo dicevano chiaramente le loro mani, i loro sguardi, i loro saluti, le parole che ci hanno rivolto uscendo da quella sala. Una bella gioventù, momenti vissuti con difficoltà ma anche con la contentezza di aver lasciato qualcosa di utile di cui Matteo, Paolo ed io ringraziamo tutti.
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