UN "ELEMENTARE" POMERIGGIO A BUDRIO, RACCONTANDO LA STORIA DI UNA STRAGE
Confesso che quando mi sono trovato davanti a quel possente edificio di mattoni rossi, con quello stile anteguerra, quelle scritte scolpite sulla pietra della facciata, lì ad indicare non solo che si tratta di una scuola elementare ma che ancora porta l'insegna di quella differenziazione tra "scuola maschile" e "scuola femminile" ormai superata dal tempo, ho avuto la sensazione di tornare indietro -molto indietro!- negli anni, quando anch'io ne frequentavo una simile e quando il rapporto scuola-alunno era assai diverso da ciò che è ora. Una cosa però, ieri, l'ho "respirata": il profumo di erba antica di quel grande cortile antistante l'ingresso con ancora qualche arbusto che mi ha fatto ricordare le piante di Sirene che noi ragazzi strappavamo per offrire ogni mattina alle maestre e con quelle indimenticabili tende di tela rossa alle finestre che non stavano mai sù (o mai giù)!
E' così che siamo stati accolti ieri, a Budrio, Cinzia Venturoli ed io. Dovevamo trascorrere due ore in compagnia dei 23 alunni della classe 4aF -nella Scuola Elementare "Fedora Servetti Donati"- e della loro maestra Camilla Tomasini a sua volta coadiuvata da Andrea Quaiotto, nel suo ruolo di tirocinante. Bambine e bambini di Budrio che ci hanno accolto con allegrìa, curiosità, affetto in quella loro classe che stava per trasformarsi in luogo dove insieme abbiamo fatto memoria, con semplicità ma anche con grande attenzione e voglia di imparare.
Ed hanno imparato, hanno appreso dalle parole di Cinzia Venturoli che cosa significa la parole strage, cosa provocò nella stazione di una grande città come Bologna, chi fù a provocarla e perchè....ed è così che ha avuto inizio quel carosello infinito di domande che uscivano senza sosta dalle loro bocche, quasi a voler precedere quello che doveva insegnare loro la storia che Cinzia stava raccontando. Nella loro innocenza si sono più volte chiesti come si è fatto a scoprire i colpevoli....se non c'erano telecamere! Eh, già, nel loro presente non è facile dissociare le nuove tecnologie da quello che si vede, si sente, si legge e si studia!
E noi? Qualche volta abbiamo sorriso, come quando -rispondendo ad una domanda su chi è un terrorista- un bambino ci ha detto che "è uno che trema", per poi stupirci nel sentire quella vocina femminile, un pò timida, che ha voluto dirci che la bomba l'hanno messa per fare del male, per fare paura e quelle parole ci sono bastate per capire che il messaggio era arrivato, il nostro incontro si rivelava utile, prezioso.
Ed io? Beh, intanto ho dovuto subito rispondere a quel piccolo studente che mi chiedeva se io ero un dottore o un autista e poi, con cautela e per gradi, arrivare al racconto del mio 2 agosto, il ricordo di un autista di autobus che si trovò immerso in una tragedia ma con intorno la gente di una città che aiutò chi aveva bisogno e rispose con il cuore alla violenza provocata. Hanno ascoltato, hanno capito, hanno fatto molte domande, la più intensa delle quali è stata di una ragazzina che ha voluto dirmi: "Ti faccio i complimenti perchè sei sopravvissuto".
Com'è finita? Due ore sono volate ma nessuna o nessuno di loro ha voluto perdere l'occasione per stringere meglio l'amicizia tra di noi....chiedendo un pensiero, una firma, una dedica sul loro diario, su foglietti improvvisati, piccoli angoli di una pagina strappata, qualsiasi cosa potessero portare a casa. E quando una di loro mi ha chiesto se uscivo insieme a lei non ho trovato di meglio che rimpicciolirmi tra di loro e portarle io il suo troller carico di libri e quaderni, circondato dal loro vociare e ...da altre domande!
Credo che con Cinzia, anche a Budrio, città alla quale lei è particolarmente affezzionata, abbiamo fatto un'altra buona azione, di condivisione e di mantenimento della memoria. E ci siamo fatti anche altre -piccole ma importanti- amicizie.
Li salutiamo tutte e tutti e ringraziamo Camilla ed Andrea per averci fatto "sedere" tra i banchi della loro "quarta effe"!


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